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Attenzione a non archiviare il rischio dell'Autonomia regionale differenziata
di Massimo Villone da la Repubblica Napoli del 30/10/2025
Con la presentazione delle liste parte formalmente la campagna elettorale. Ma, almeno al momento, non sembra decollare, per mancanza di attenzione e di entusiasmo. E ha ragione il candidato Roberto Fico quando sottolinea - come leggiamo su queste pagine - il rischio dell'astensionismo. Oggi, guardare a una sala piena che applaude il leader o il candidato dì turno può ingannare, ispirando una mal posta fiducia nel risultato. Il problema è sempre stato che l'entusiasmo di chi è presente in sala conta poco. Conta molto, invece, raggiungere chi in assemblea non c'è. Per dirla con Fico, in sala ci sono gli apparati, mentre il popolo rimane fuori. Bisogna convincerlo a recarsi alle urne. Un tempo, all'entusiasmo in platea si legava l'impegno di una organizzazione di partito che lo traduceva in voti reali. Oggi quell'organizzazione in larga misura è dissolta, a destra come a sinistra. E non è sostituita, come pensa qualcuno, dai social e dalle chat. Rimangono, per combattere la disaffezione e l'astensionismo, liste di qualità e programmi incisivi. Le liste presentate seguono un copione già scritto. Molte conferme, poche eccezioni di personalità di rilievo che sì sono segnalate per un impegno civico e/o professionale per la Campania e il Mezzogiorno. Nel complesso, il ceto politico si difende e si ripropone. Non è la risposta migliore alla disaffezione per le urne. Quanto ai programmi, se ne discute e non poco anche sui media. Ma rimangono generiche le proposte che vengono nel confronto tra le forze politiche, e soprattutto manca - a destra come a sinistra – un programma di coalizione che prefiguri con precise priorità l'indirizzo della futura maggioranza. Al momento, avvertiamo solo una cacofonia di liste. Abbiamo pochi giorni per rimediare, soprattutto considerando qualche disattenzione colpevole. Tra queste, preoccupa in specie l'autonomia differenziata (AD), perché Il tema è sempre all'ordine del giorno. Lo afferma Calderoli parlando nell'Università del Piemonte Orientale il 10 ottobre. Lo dimostra Zaia, capolista nelle regionali del Veneto, che consolida il ritorno della Lega a sindacato del Nord, in specie dopo il tracollo vannacciano in Toscana. Lo prova l'esecutivo, che presenta l'11 agosto l'AS 1623 (collegato al bilancio), di delega al governo per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni(Lep). Tra l'altro, afferma nella relazione al ddl un pieno rispetto - del tutto insussistente - per la sentenza della Consulta 192/ 2024. E conferma la volontà di accelerare con gli artt. da 124 a 129 della stessa legge di bilancio, anch'essi relativi ai Lep in materia di sanità, assistenza, istruzione. Quindi di AD torneremo a parlare molto presto, e in un contesto ancor più difficile per gli equilibri di bilancio, per l'aumento delle spese militari, per le dure polemiche sul contributo da chiedere - e in quale forma - a banche e assicurazioni, per tagli come quelli alle metropolitane di Napoli, Roma e Milano. E bene al livello regionale puntare a ridurre diseguaglianze e divari territoriali, rilanciando su sanità, istruzione, infrastrutture. Ma è ineludibile il punto delle risorse. Come è cruciale il peso politico messo in campo nella competizione per le poche disponibili, che l'AD può solo peggiorare. Va considerato che la distribuzione territoriale delle risorse si compone non tanto in Parlamento, quanto in sedi di concertazione tra esecutivi come la Conferenza Stato-Regioni. Il sottofinanziamento della sanità campana lamentato da De Luca viene dalla prevalenza data al parametro dell'età media della popolazione. Ma tale situazione è maturata nella Conferenza, dove sono state e sono dominanti le regioni del Nord, anche per la disattenzione, l'ignavia o l'incompetenza della rappresentanza di quelle del Sud. Preoccupa che nel dibattito politico di tutto questo si parli solo occasionalmente e per cenni, laddove dovrebbe essere una priorità per rilanciare il ruolo della Campania. Una palingenesi del regionalismo - pur auspicabile - non è realistica. Fico propone collegialità invece dell'accentramento deluchiano. Bene. Una ulteriore correzione può venire rafforzando partecipazione popolare e democrazia diretta, come ho proposto su queste pagine. Certo, i primi contro-interessati sono gli apparati e il ceto politico che li esprime. Ma proprio per questo sarebbe un modo per far entrare il popolo dove oggi non c'è. La campagna elettorale è il momento opportuno per avanzare una proposta.
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