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Il partito dei “governatori” pesa e condiziona i risultati elettorali
di Massimo Villone da la Repubblica Napoli del 8/10/2025
Nella regione Marche e in Calabria vince nettamente il centrodestra: 8 punti tra Acquaroli e Ricci, e ben 16 tra Occhiuto e Tridico. La prima era ritenuta contendibile. Nella seconda la vittoria del centrodestra sembrava probabile, ma il divario è largamente superiore a quel che si poteva pensare. Cogliamo che, sebbene i candidati fossero di rilievo, il campo largo non è riuscito ad essere davvero competitivo, Perché? La prima immediata considerazione è che nelle urne la somma - direbbe Totò - non fa il totale. Non basta la giustapposizione per il tempo (comunque breve) di una campagna elettorale a dare corpo a un soggetto politico attrattivo per tutti e vincente. La seconda è che - come ho già scritto su queste pagine - con i presidenti di Regione abbiamo un novum genus di soggetti politici, che costruiscono consenso personale e diventano attrattori di voti. Acquaroli nelle Marche trascina Fratelli d’Italia a essere il primo partito con oltre il 27%, Occhiuto in Calabria spinge Forza Italia quasi al 18%, e ha una lista personale al 12%, cifra che Fratelli d’Italia nemmeno raggiunge. I presidenti di Regione sono oggi un elemento decisivo nei partiti nazionali. Questo spiega il lungo e duro confronto sul tema del terzo mandato, che è stato anche una colluttazione tra ceti politici regionali da un lato, nazionali dall'altro. Sempre che, con una lettura meno benevola, non si vogliano considerare partiti oggi solo nominalmente nazionali come assemblaggi di potentati locali. Ovviamente, un presidente uscente dopo due mandati e non ricandidabile non ha il peso di chi dopo un primo mandato si ricandida. La posizione di Giani in Toscana non è uguale a quella di Zaia in Veneto, Emiliano in Puglia o De Luca in Campania. Ma non è nemmeno pensabile che l'influenza di questi ultimi, e la loro capacità di mobilitare e attrarre consensi, scompaia del tutto nel momento della scelta del candidato che punta a prendere il loro posto. La Campania in questo è un caso emblematico. Ancora pochi giorni fa De Luca dichiarava - con Fico già in campo - di non avere candidati fino alla definizione del programma. Per lui conta solo la continuità con quanto è stato fatto nei suoi dieci anni di presidenza. Un punto che non è solo una battaglia di principio per conquistare citazioni nelle note di un libro di storia, ma anche una premessa necessaria per mantenere per quanto possibile intorno a sé la rete di consensi costruita nel tempo. Il che ovviamente si scontra con l'esigenza di discontinuità avvertita da chi non vuole e non può utilmente rappresentarsi come un altro De Luca, meno uno. Nelle prossime settimane probabilmente il tema sarà - nelle sedi pubbliche e in quelle più riservate - continuità/discontinuità. Ne vengono pericoli i cui segnali sono già evidenti. Non è irrilevante che la metà degli iscritti Pd non sia andata a votare per De Luca Jr segretario regionale. Un segnale poi sovrastato su un piano più generale dal messaggio venuto nei giorni scorsi dal contrasto tra le piazze strapiene per le manifestazioni perla pace e per Gaza. e i seggi semideserti per il voto regionale. Sia nelle Marche che in Calabria l'affluenza è rimasta ben al di sotto del 50%. La disaffezione verso la politica e l'astensionismo elettorale che ne segue è il fattore più grave di debolezza delle nostre istituzioni. In Campania, non sarà certo curato dalla querelle continuità/discontinuità nelle forme che va assumendo. Non è questa la via per dare nuova vitalità a un'assemblea elettiva esangue, che nel corso della legislatura ora in chiusura si è segnalata per una sostanziale inerzia. Si sentono critiche radicali -condivisibili- alla riforma del Titolo V nel 2001, e pro poste altrettanto radicali - ma rebus sic stantibus poco realistiche - di revisione a fondo del regionalismo italiano. La mia opinione è che si può qui e ora lavorare per una nuova vitalità delle istituzioni attraverso la partecipazione popolare e la democrazia diretta. Ho già segnalato su questo giornale che la Campania ha a disposizione strumenti in parte già sperimentati con la proposta di legge di iniziativa popolare “Rigenera”, giunta in Consiglio regionale con 13000 firme di supporto. Ma altre possibilità si aprono, e potrebbero essere il punto focale di un progetto politico innovativo. Ne parleremo con Roberto Fico venerdì 10 ottobre alle 16 nell'Istituto di studi filosofici. Se si vuole una vera discontinuità, questa via è da esplorare.
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