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Referendum di giugno, l’importanza di votare
di Massimo Villone da la Repubblica Napoli del 18/05/2025
Parte finalmente la campagna referendaria per l’8 e 9 giugno. Che ci fosse l’invito ad andare al mare da parte della destra era prevedibile. Lo stesso può dirsi della torpida disattenzione fin qui del servizio pubblico dell’informazione. Un po’ meno – ma nemmeno tanto – era prevedibile il sorgere di dubbi e distinguo nel campo delle opposizioni. Un quadro che segnala la salute cagionevole della politica italiana. È bene dire subito che l’8 e il 9 giugno è giusto e opportuno andare a votare. Come si coglie in qualche commento, il voto è, per Costituzione, un diritto e al tempo stesso un dovere. Certo, un dovere “civico”. Ma cosa significa? Ovviamente, che non è un obbligo giuridicamente sanzionato, ma è pur sempre un comportamento al quale siamo tenuti. Per quale ragione? Perché siamo una comunità, e qui troviamo il senso della parola “civico”. Chi vota, infatti, non lo fa in via esclusiva per sé stesso. Comunque voti, nell’urna contribuisce con un mattone a costruire il muro di una volontà collettiva. Non votare non indebolisce chi si astiene, ma la comunità di cui fa - inevitabilmente - parte. Che non potrebbe lasciare, anche se volesse. Quindi, l’iniziativa referendaria non rileva solo per la risposta ai singoli quesiti. Conta perché dà sostanza alla partecipazione democratica che è il nerbo della sovranità popolare (art. 1 Cost.). Cosa sarebbe mai il popolo sovrano se non potesse avere voce? E se, potendo averla, scegliesse di tacere? Chi invita al non-voto in qualsiasi forma dice a ogni elettrice o elettore: “tu potresti contare, volendo, ma oggi è meglio che non conti nulla”. In realtà, vuole mettere un bavaglio non al singolo, ma al popolo sovrano. È un effetto nel solo interesse di chi il voto teme, per qualsiasi ragione. Il timore colpisce chi ha il potere di comando e vede nelle urne un problema. Il voto popolare, in specie se referendario e non irregimentato nelle ritualità di una campagna elettorale politica, disturba il manovratore. Quindi va anestetizzato, e reso per quanto possibile innocuo. Nella specie, trattandosi di referendum abrogativo ex art. 75 Cost., puntando al mancato raggiungimento del quorum. È il remake aggiornato di un film già visto. Per l’autonomia differenziata la maggioranza non temeva l’opposizione parlamentare, ma solo il referendum sostenuto da una travolgente raccolta di firme. Una sentenza sbagliata della Corte costituzionale (10/2025) ha dichiarato l’inammissibilità, e ha oggettivamente fatto un regalo alla destra al potere. Hanno sbagliato a loro volta gli oppositori a non riprendere l’iniziativa referendaria, come io ho proposto anche da queste pagine e come avrebbero potuto. Ma il significato rimane. Oggi, la maggioranza propone una legge elettorale fatta a uso e consumo di Meloni, che rende di fatto inutile la riforma costituzionale in affanno, e comunque in prospettiva – per la giurisprudenza della Consulta - probabilmente si sottrae a iniziative referendarie. Ecco il remake. È ben noto agli studiosi l’indebolimento delle istituzioni rappresentative nelle democrazie cosiddette liberali. Preoccupa lo scivolamento verso forme dissimulate o dichiarate di autocrazia. L’Italia non fa eccezione. L’unico vero rimedio di cui disponiamo qui e ora è la partecipazione democratica. Votando l’8 e il 9 giugno difendiamo il referendum come strumento di quella partecipazione. Cosa votare? Personalmente sono per il sì a tutti i quesiti. Forse alcuni convincono più di altri. Ma tutti danno nell’insieme un chiaro messaggio di tutela dei diritti e di giustizia sociale, di cui l’Italia, e soprattutto il Mezzogiorno, hanno assoluto bisogno. Una larga partecipazione e un’ampia vittoria dei sì, anche se non si raggiungesse il quorum, sarebbe lo stimolo più efficace per imporre a un ceto politico di governo quasi catatonico e dedito alle rappresentazioni teatrali l’attenzione dovuta ai bisogni e alle speranze di tutte e tutti. E magari servirebbe a far capire a opposizioni fin qui senza un convincente progetto alternativo che è ora di pensare in modo nuovo ai modi di funzionamento del nostro sistema democratico. Regalateci qualche settimana di silenzio sulle prossime candidature e liste elettorali. Pensiamo piuttosto a votare ora, e a rafforzare gli strumenti di partecipazione popolare proponendone per il futuro una riscrittura efficace. Capiamo bene che la diretta voce del popolo genera allergie nel ceto politico. Ma per la salute del paese è bene curarle.
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