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Giusto il “no” all’Autonomia differenziata
di Massimo Villone da la Repubblica Napoli del 10/12/2025
La proclamazione di Roberto Fico ci ha consegnato le usuali frasi di circostanza, ma non sono mancati contenuti politicamente significativi. Fra questi, la conferma di quel che aveva già affermato sull’Autonomia differenziata (AD) nell’immediatezza del dopo-voto. Ha infatti ribadito che la battaglia continua, perché l’AD «danneggia i cittadini campani, i cittadini del sud e di fatto … danneggia la nostra Repubblica. All’Autonomia differenziata il no rimane netto». Una posizione giusta e opportuna, perché l’AD non si ferma. Il ministro Calderoli – su delega di Giorgia Meloni - firma con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria accordi preliminari che pongono la formula magica per disarticolare la Repubblica una e indivisibile. L’accordo con la Lombardia (art. 2 all. Tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica) pone l’obiettivo di “garantire alla Regione Lombardia discrezionalità nella gestione delle risorse in ambito sanitario”. È questa la formula magica. Seguono disposizioni (art. 3) che estendono quella discrezionalità a tariffe, patrimonio edilizio e tecnologico, governance delle aziende sanitarie, fondi sanitari integrativi, allocazione delle risorse. Identico dettato si trova negli allegati agli accordi preliminari con il Veneto, il Piemonte e la Liguria. La spesa sanitaria nelle quattro regioni supera nel totale i 50 miliardi di euro, con percentuali sui bilanci regionali che vanno dal 75% a salire. È facile capire quale appeal sia per il ceto politico regionale una “garanzia di discrezionalità” come quella disposta negli accordi preliminari. E se giungessero a divenire intese, il ceto politico di altre regioni certo vorrebbe un trattamento analogo. La discrezionalità nella gestione della spesa sanitaria diventerebbe elemento decisivo della cifra politica. Dobbiamo essere consapevoli che un pezzo – di grande peso - del paese chiede esplicitamente l’AD, e un altro pezzo non la chiede, ma aspetta che siano altri a fare il lavoro, nell’attesa comunque di trarne vantaggio. Lo provano i silenzi e le ambiguità che la mobilitazione di società civile in Lombardia contro il disegno della destra sulla sanità incontra da parte di organizzazioni e forze politiche che dovrebbero in astratto essere insospettabili di intelligenza con l’avversario politico. Nelle quattro Regioni - oltre 20 milioni di abitanti – si dissolve il servizio sanitario nazionale come l’abbiamo conosciuto. Si apre a una sanità di classe, e a vaste privatizzazioni, in Lombardia già in parte realizzate. Diventa di fatto quanto mai difficile o impossibile qualsiasi politica nazionale sulla sanità, e il richiamo a livelli essenziali delle prestazioni (Lep) si riduce a un mero flatus vocis. È un esempio compiuto della lettura dell’AD che si va realizzando. Si aggiungono, con danni ulteriori, protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa. Per i successivi passi si vedrà poi. La domanda è: come contrastare il disegno in atto? Dalle opposizioni si annuncia ostruzionismo, e si chiede di espungere le norme sui livelli essenziali delle prestazioni (Lep) dalla legge di bilancio in discussione (AS 1689, artt. 123-128). Ma in parlamento vince la maggioranza, se rimane compatta. La pressione delle opposizioni rimane comunque necessaria, come quella della società civile. Ma sarà di nuovo decisiva l’iniziativa di singole regioni nella Conferenza Stato Autonomie e con i ricorsi in Consulta. La lettura costituzionalmente compatibile dall’AD data dalla Corte nella sent. 192/2024 è stata ignorata. Ad esempio, quale specificità e quale giustificazione territoriale per l’Autonomia si riscontrano in accordi sostanzialmente identici per quattro diverse regioni? Dov’è l’istruttoria “approfondita, suffragata da analisi basate su metodologie condivise, trasparenti e possibilmente validate dal punto di vista scientifico”? Quella menzionata negli accordi preliminari e fatta mediante risposta delle regioni su questionari del ministero sembra piuttosto una autocertificazione. Qual è il vantaggio (misurabile, non ipotizzato) per il sistema nel suo complesso? E che dire delle materie in cui la Corte ritiene difficilmente giustificabile l’AD? Mentre per l’AS 1623 (delega sui Lep) la lettura della Corte dei Lep come standard uniformi e strumento per il superamento di diseguaglianze e divari territoriali rimane un miraggio. E si può continuare. Le intenzioni del presidente Fico sono ottime. Lo attendiamo alla prova.
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